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Emanuele Di Palma – Direttore Generale BCC di San Marzano di San Giuseppe

Emanuele Di Palma, Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di San Marzano di San Giuseppe, è da molti considerato un innovatore del mondo bancario. Esperto di economia e finanza, sotto la sua guida la BCC di San Marzano è passata da 2 a 10 filiali. I prestigiosi risultati conseguiti in termini di mission e impegno, unitamente alla particolare attenzione al territorio locale e alla caratura etica e sociale, fanno della BCC di San Marzano una delle banche di credito cooperativo più apprezzate su scala nazionale.

Nel quadro della riforma delle BCC, avete deciso di aderire alla Cordata trentina. Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto in questa direzione e cosa comporterà questa fusione?
La riforma non è partita dal basso ma è stata imposta per legge e, quindi, abbiamo dovuto adeguarci. La nostra scelta è ricaduta sul gruppo di Cassa Centrale Banca perché a nostro avviso rappresenta uno dei progetti più innovativi nel sistema bancario italiano, è quello che sembra dare la maggior discontinuità rispetto al passato: ci aspettiamo, quindi, di poter così avere la possibilità di continuare ad operare come banca locale però con un supporto di carattere operativo da parte di una capogruppo che guarda al futuro, ad un modo di fare banca più moderno e attuale.

La recente entrata in vigore della IV Direttiva come influirà sulle attività di materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo delle banche, in particolar modo delle BCC?
Le normative in vigore naturalmente ci impongono una particolare attenzione a qualsiasi tipo di operazione che potrebbe celare un’infrazione della normativa antiriciclaggio e antiterrorismo. Questo inevitabilmente comporta costi a carico della struttura bancaria, che in questo particolare momento sono abbastanza importanti, visto che l’attenzione deve essere massima, che gli strumenti a disposizione devono essere validi e che il personale adibito a tali compiti deve essere preparato. Nella nostra banca il personale che segue la normativa e ha rapporti diretti con l’Autorità è inserito nel nostro servizio legale: si tratta di professionisti con comprovata esperienza in campo giuridico che, abbinata all’esperienza in campo bancario, riescono poi a dare risposte efficienti in questa materia.

Lei è considerato da molti il Direttore di una delle più innovative BCC italiane. Sono moltissime, infatti, le attività non strettamente correlate al mondo bancario che la sua BCC ha messo in atto (webtv, valorizzazione del patrimonio culturale locale, sviluppo sostenibile). Da dove nasce questa attenzione al territorio e perché questa scelta voler restituire qualcosa alla comunità locale?
L’attenzione al territorio nasce proprio dalla volontà di interpretare nel modo più corretto del termine il fatto di essere una banca di credito cooperativo. Il nostro fine, infatti, non è quello di distribuire un lucro ai soci sotto forma di dividendo, ma è quello di essere presente sul territorio facendo da lievito nei confronti di quelle attività di carattere culturale e soprattutto sociale che non prenderebbero il via o, addirittura, non nascerebbero se non ci fosse l’intervento della banca. Quella di venire incontro alle eccellenze talvolta disconosciute del territorio per noi è un dovere, una missione. La nostra banca interviene nei più svariati campi, ad esempio nel settore cinematografico abbiamo contribuito a far nascere film diretti da registi locali o la cui produzione fosse legata al territorio, che diversamente non sarebbero mai stati prodotti. Facciamo di tutto per fare da lievito non soltanto sul fronte meramente finanziario, ma anche culturale e sociale, cercando di dare al territorio la possibilità di esprimersi nel modo migliore possibile.

L’attenzione alla formazione del personale è un’altra peculiarità della BCC di San Marzano. Anche in questo caso non manca una buona dose di innovatività. Infatti, state avviando un progetto con la European School of Banking Management per la formazione attraverso la metodologia Lego. Quanto pesano la formazione e l’aggiornamento sul buon funzionamento della ”impresa banca”? Ci racconta il progetto Lego?
Oggi il capitale più importante di una banca è il personale, è quello che fa la differenza perché ormai l’elettronica è banalizzata, ce l’hanno tutti. È chiaro che il personale deve essere adeguatamente formato, specialmente in questo momento di grande trasformazione per il mondo bancario. Bisogna essere sempre all’avanguardia e dare una formazione ai nostri dipendenti incentrata sul gioco di squadra. Purtroppo, infatti, una delle caratteristiche del nostro Paese, ma ancora di più del nostro territorio e di strutture piccole come la nostra, è l’individualismo che generalmente rappresenta un disvalore. Fare formazione per noi, quindi, non significa limitarsi agli aspetti tecnici e normativi: bisogna insegnare ai nostri dipendenti a lavorare insieme, a fare gioco di squadra, ad avere obiettivi comuni, a creare uno spirito di appartenenza. È un lavoro costante e continuo, che nella nostra BCC viene garantito attraverso l’utilizzo di metodologie formative innovative, come i cooking o l’esperienza radiofonica. Per questo, abbiamo molto apprezzato il progetto Lego proposto dalla European School of Banking Management. Da un punto di vista concettuale, il progetto dovrà servire al team building attraverso l’utilizzo dei famosi mattoncini: i nostri dipendenti dovranno lavorare per costruire degli oggetti e da qui deriveranno una serie di discussioni, riflessioni, domande sul modo di lavorare insieme. Il mattoncino sarà una provocazione, l’espediente per mettere insieme diverse intelligenze e far venire fuori punti di contatto e contrasto, da risolvere tramite una metodologia del tutto nuova.