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9 ottobre 2017

DISCUSSIONE PROJECT WORK

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Tutti i docenti sono in possesso di Accreditamento SAT, che certifica la competenza, la professionalità e l’esperienza del formatore.

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Emanuele Di Palma – Direttore Generale BCC di San Marzano di San Giuseppe

Emanuele Di Palma, Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di San Marzano di San Giuseppe, è da molti considerato un innovatore del mondo bancario. Esperto di economia e finanza, sotto la sua guida la BCC di San Marzano è passata da 2 a 10 filiali. I prestigiosi risultati conseguiti in termini di mission e impegno, unitamente alla particolare attenzione al territorio locale e alla caratura etica e sociale, fanno della BCC di San Marzano una delle banche di credito cooperativo più apprezzate su scala nazionale. Nel quadro della riforma delle BCC, avete deciso di aderire alla Cordata trentina. Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto in questa direzione e cosa comporterà questa fusione? La riforma non è partita dal basso ma è stata imposta per legge e, quindi, abbiamo dovuto adeguarci. La nostra scelta è ricaduta sul gruppo di Cassa Centrale Banca perché a nostro avviso rappresenta uno dei progetti più innovativi nel sistema bancario italiano, è quello che sembra dare la maggior discontinuità rispetto al passato: ci aspettiamo, quindi, di poter così avere la possibilità di continuare ad operare come banca locale però con un supporto di carattere operativo da parte di una capogruppo che guarda al futuro, ad un modo di fare banca più moderno e attuale. La recente entrata in vigore della IV Direttiva come influirà sulle attività di materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo delle banche, in particolar modo delle BCC? Le normative in vigore naturalmente ci impongono una particolare attenzione a qualsiasi tipo di operazione che potrebbe celare un’infrazione della normativa antiriciclaggio e antiterrorismo. Questo inevitabilmente comporta costi a carico della struttura bancaria, che in questo particolare momento sono abbastanza importanti, visto che l’attenzione deve essere massima, che gli strumenti a disposizione devono essere validi e che il personale adibito a tali compiti deve essere preparato. Nella nostra banca il personale che segue la normativa e ha rapporti diretti con l’Autorità è inserito nel nostro servizio legale: si tratta di professionisti con comprovata esperienza in campo giuridico che, abbinata all’esperienza in campo bancario, riescono poi a dare risposte efficienti in questa materia. Lei è considerato da molti il Direttore di una delle più innovative BCC italiane. Sono moltissime, infatti, le attività non strettamente correlate al mondo bancario che la sua BCC ha messo in atto (webtv, valorizzazione del patrimonio culturale locale, sviluppo sostenibile). Da dove nasce questa attenzione al territorio e perché questa scelta voler restituire qualcosa alla comunità locale? L’attenzione al territorio nasce proprio dalla volontà di interpretare nel modo più corretto del termine il fatto di essere una banca di credito cooperativo. Il nostro fine, infatti, non è quello di distribuire un lucro ai soci sotto forma di dividendo, ma è quello di essere presente sul territorio facendo da lievito nei confronti di quelle attività di carattere culturale e soprattutto sociale che non prenderebbero il via o, addirittura, non nascerebbero se non ci fosse l’intervento della banca. Quella di venire incontro alle eccellenze talvolta disconosciute del territorio per noi è un dovere, una missione. La nostra banca interviene nei più svariati campi, ad esempio nel settore cinematografico abbiamo contribuito a far nascere film diretti da registi locali o la cui produzione fosse legata al territorio, che diversamente non sarebbero mai stati prodotti. Facciamo di tutto per fare da lievito non soltanto sul fronte meramente finanziario, ma anche culturale e sociale, cercando di dare al territorio la possibilità di esprimersi nel modo migliore possibile. L’attenzione alla formazione del personale è un’altra peculiarità della BCC di San Marzano. Anche in questo caso non manca una buona dose di innovatività. Infatti, state avviando un progetto con la European School of Banking Management per la formazione attraverso la metodologia Lego. Quanto pesano la formazione e l’aggiornamento sul buon funzionamento della ”impresa banca”? Ci racconta il progetto Lego? Oggi il capitale più importante di una banca è il personale, è quello che fa la differenza perché ormai l’elettronica è banalizzata, ce l’hanno tutti. È chiaro che il personale deve essere adeguatamente formato, specialmente in questo momento di grande trasformazione per il mondo bancario. Bisogna essere sempre all’avanguardia e dare una formazione ai nostri dipendenti incentrata sul gioco di squadra. Purtroppo, infatti, una delle caratteristiche del nostro Paese, ma ancora di più del nostro territorio e di strutture piccole come la nostra, è l’individualismo che generalmente rappresenta un disvalore. Fare formazione per noi, quindi, non significa limitarsi agli aspetti tecnici e normativi: bisogna insegnare ai nostri dipendenti a lavorare insieme, a fare gioco di squadra, ad avere obiettivi comuni, a creare uno spirito di appartenenza. È un lavoro costante e continuo, che nella nostra BCC viene garantito attraverso l’utilizzo di metodologie formative innovative, come i cooking o l’esperienza radiofonica. Per questo, abbiamo molto apprezzato il progetto Lego proposto dalla European School of Banking Management. Da un punto di vista concettuale, il progetto dovrà servire al team building attraverso l’utilizzo dei famosi mattoncini: i nostri dipendenti dovranno lavorare per costruire degli oggetti e da qui deriveranno una serie di discussioni, riflessioni, domande sul modo di lavorare insieme. Il mattoncino sarà una provocazione, l’espediente per mettere insieme diverse intelligenze e far venire fuori punti di contatto e contrasto, da risolvere tramite una metodologia del tutto nuova.
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Domenico Pagano – Diplomato del Master Antiriciclaggio – Anti-Money Laundering Diploma

Domenico Pagano, avvocato barese ex studente della European School of Banking Management, racconta la sua svolta professionale giunta anche grazie al master Anti-Money Laundering. Da due anni lavora a Malta nel mondo dell’antiriciclaggio e della compliance, dapprima in uno studio legale maltese e successivamente nel mondo della finanza per una società di asset management. Perché ha deciso di fare un master in antiriciclaggio? Quando ho deciso di lavorare all’estero, mi sono subito reso conto che l’antiriciclaggio e la compliance rappresentavano uno dei pochi settori che potessero consentire di valicare i confini nazionali ad un laureato in Giurisprudenza. Grazie infatti all’Europa e alle Direttive europee in materia di antiriciclaggio è possibile prendere in considerazione le opportunità di lavoro nel solco della professionalità legale negli altri Paesi. Com’è venuto a conoscenza della European School of Banking Management e perché l’ha scelta per la sua formazione? Internet è stato il canale privilegiato per la mia ricerca di percorsi altamente professionalizzanti e specializzati in materia di antiriciclaggio. Quando ho individuato la European School of Banking Management mi sono soffermato molto sulle notizie relative alla scuola: la storia, la faculty, l’esperienza nel settore e il programma mi hanno convinto che il master Anti-Money Laundering della ESB sarebbe stato il percorso più adatto a completare la mia formazione. Avevo già seguito in precedenza un master sui temi della compliance, più da un punto di vista giuridico e di governance. Il master della ESB, invece, è più focalizzato sull’antiriciclaggio in senso stretto. L’unione di questi due titoli, insieme al mio curriculum, mi hanno permesso di spuntarla nei vari colloqui e trovare lavoro proprio dove volevo trasferirmi, a Malta. Può quindi sostenere che il Master in Antiriciclaggio ha influenzato la sua carriera professionale? Il master Anti-Money Laundering ha certamente influito positivamente sul mio futuro. All’estero non capiscono i nostri parametri formativi, perché sono completamente diversi: in Italia, la formazione universitaria è ancora molto generica, tanto che poi i giovani neolaureati incontrano difficoltà nel passaggio al mondo del lavoro. Basti pensare a quanto sia “normale” in Italia incontrare molti professionisti che, nella fase iniziale del lavoro, fanno un po’ di tutto per sopravvivere, salvo poi magari col tempo specializzarsi in un particolare ambito. All’estero, invece, è assolutamente diverso. Se dici di essere un avvocato e nella tua vita professionale hai fatto genericamente il “civilista”, all’estero ti guardano con sospetto. Il tuo curriculum, per quanto di spessore, non è decifrabile perché fuori dall’Italia la parola chiave è specializzazione, anche molto specifica. Ecco perché il master Anti-Money Laundering è stato fondamentale per potermi rivendere all’estero. Si è soliti pensare alla figura del responsabile antiriciclaggio all’interno delle banche e degli istituti finanziari, ma gli ambiti di collocazione sono i più disparati. Qual è a suo avviso il potenziale del mercato del lavoro legato all’antiriciclaggio e alla compliance? Non ci sono grandissime differenze tra chi si occupa di antiriciclaggio nelle banche e chi in altre realtà. Ci sono sfumature, normative e approcci tarati sul mercato di riferimento, questo sì: gli obblighi e le normative variano un po’ a seconda che si operi nel mondo della finanza o del gaming. Nel bene o nel male, però, il professionista della compliance deve considerare bibbia la normativa europea e le trasposizioni di questa a livello nazionale. Se fossi un giovane aspirante professionista della compliance metterei da parte il sogno della banca, che mi sembra un settore in Italia piuttosto in crisi, e punterei su altri ambiti. Sulla base della mia esperienza personale, in Italia non tutti i soggetti obbligati alla normativa antiriciclaggio hanno effettivamente implementato i sistemi previsti dalla legge. Quindi, esiste un mercato enorme, ad esempio nel settore dei compro oro che in Italia è un mercato non ancora esploso. Pur essendo, infatti, soggetti destinatari degli obblighi, non conosco nessun compro oro che si sia veramente strutturato in modo tale da adeguarsi alla normativa. Presto o tardi questo adeguamento dovrà arrivare e a quel punto si apriranno prospettive lavorative interessanti. In generale, comunque, l’antiriciclaggio è a mio avviso una scelta intelligente perché nonostante sia un settore già in fermento da diversi anni, si assiste ad una sua continua crescita, soprattutto in Italia. Cosa consiglierebbe ad un neolaureato interessato al mondo dell’antiriciclaggio? Il mio consiglio è quello di essere caparbi, insistere e specializzarsi in modo specifico, imparare a usare i software che rappresentano il pane quotidiano per chi si occupa di antiriciclaggio e compliance e, possibilmente, di fare un po’ di esperienza. Anche uno stage non retribuito, per un periodo di tempo adeguato, ti permette di comprendere qual è il giusto approccio al lavoro di responsabile antiriciclaggio che, oggi, rappresenta a mio avviso una scelta professionale che può sicuramente pagare visto le enormi potenzialità del mercato.
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Antonio Santese – Responsabile Risorse Umane di Banca Popolare di Puglia e Basilicata

Avvocato Antonio Santese, Responsabile delle Risorse Umane di Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Laureato in giurisprudenza, con specializzazione in diritto sindacale e del lavoro, Antonio Santese ha maturato 30 anni di esperienza nel settore risorse umane, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità in diverse aziende. Alcuni scandali nel mondo bancario e la ricerca di un nuovo modo di fare profitto (ad esempio investendo sui mercati esteri o prestando denaro) anche se altamente rischioso, stanno mettendo le banche in una situazione di difficoltà. Qual è il suo punto di vista su questa situazione? La situazione di difficoltà delle banche italiane deriva essenzialmente da una politica del credito operata senza la dovuta prudenza che, unita alla crisi economica che ci attanaglia ormai da diversi anni, ha generato notevoli problemi gestionali. Da ciò la necessità di un generale rafforzamento dei patrimoni degli istituti di credito, ma anche di un diverso approccio verso il tema dei costi, in primis il costo del lavoro, che ha portato ad un ridimensionamento degli occupati nel settore; un trend che, peraltro, non si arresterà a breve. Può la formazione attenuare in qualche modo questo clima di incertezza, ad esempio fornendo agli operatori bancari gli strumenti per gestire il rischio? Sicuramente si e non solo per prevenire i danni. A seguito della crisi, infatti, siamo costretti a fronteggiare un’ipertrofia normativa: subiamo un bombardamento di disposizioni, sia da fonte europea che nazionale, sostanzialmente volte al potenziamento delle funzioni di controllo. Inoltre, si registra la necessità di pianificare ed attuare iniziative di formazione a pioggia sulla gestione dei rischi. Ad esempio, in BPPB abbiamo recentemente organizzato dei corsi destinati a tutta la rete commerciale per sviluppare ad ogni livello la “cultura” del risk management e della compliance. In alcune realtà bancarie le selezioni in ambito risk e antiriciclaggio sono direttamente in capo ai responsabili delle stesse funzioni. Come opera da questo punto di vista la sua banca? Nella nostra Banca esiste una specifica policy interna concernente gli organici, a livello quali-quantitativo, le nomine dei responsabili e le rotazioni degli addetti alle tre funzioni di controllo. Per le figure operative, che sono tutte qualificabili come professionals, delle funzioni audit, risk management e compliance è previsto il diretto coinvolgimento dei responsabili delle stesse funzioni. Per le posizioni di responsabilità viene invece coinvolto anche il Comitato Rischi, che è espressione del CdA e del Collegio Sindacale della Banca. Quali sono, secondo la sua esperienza, le caratteristiche del candidato perfetto per le funzioni antiriciclaggio e risk? Per quanto riguarda la funzione antiriciclaggio, che da noi è inclusa nella funzione compliance, è indispensabile un’esperienza tipicamente bancaria, meglio se svolta in parte in rete commerciale. A mio avviso, infatti, il candidato ideale per la funzione antiriciclaggio deve avere consolidato le conoscenze su  ciò che avviene in rete; quindi, può essere anche stato un controller decentrato o avere avuto esperienze professionali nell’ambito della raccolta. Per quanto riguarda la funzione risk management, invece, il candidato perfetto può non essere un bancario tipico; deve assolutamente essere un professionista che studia e sa leggere i numeri, che sa fare analisi complessa: uno statistico, ad esempio. Per la formazione e l’aggiornamento della vostra rete vi siete affidati alla ESB. Come e per quale motivo la scelta è ricaduta sulla nostra business school? L’avvio dei rapporti con ESB risale a circa 15 anni fa, prima del mio arrivo in BPPB. Negli ultimi anni il rapporto si è consolidato e direi intensificato: la European School of Banking Management è diventata la nostra business school di riferimento per la formazione in materia di antiriciclaggio, attraverso l’erogazione di master, corsi specialistici e seminari (anche in house) con relatori di primaria importanza.
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Pasquale Lucibello – Presidente Banca del Cilento, di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania

Pasquale Lucibello, Presidente della Banca del CIlento, di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania. Dott. Lucibello, lo scorso 25 marzo l’Assemblea dei Soci svoltasi a Vallo della Lucania l’ha eletta all’unanimità nuovo Presidente della Banca del Cilento, di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania. Cosa rappresenta questo traguardo per lei? La mia è una lunga e felice storia all’interno della Banca del Cilento: sono uno dei soci fondatori della ex BCC del Cilento e da 27 anni faccio parte del nostro Istituto di Credito, del quale sono stato per tanti anni vicepresidente, vicepresidente vicario e presidente del Comitato Esecutivo. A marzo i soci all’unanimità hanno voluto eleggermi Presidente della Banca e per me è stata una emozione intensissima oltre che una grande soddisfazione. È chiaro che l’impegno aumenta sempre di più, ma io non mi sottraggo alle nuove responsabilità. Cercherò di dirigere la nostra Banca con l’aiuto del Consiglio di Amministrazione e dello staff della direzione generale per farla diventare sempre più forte e sempre più strumento al servizio del nostro territorio. Il nome della nostra Banca è molto lungo, ma speriamo a breve di poterlo semplificare rendendo invece il nostro Istituto di Credito ancora più grande. La BCC del Cilento è la seconda (se si considera quella di Roma) BCC in Italia per estensione territoriale, coprendo Campania, Basilicata e Calabria. L’anno scorso avete aggregato anche la BCC di Sassano: sono in programma ulteriori strategie di ampliamento e crescita? Dopo l’aggregazione effettuata a luglio 2016 tra la Banca del Cilento e Lucania Sud e la BCC di Sassano, siamo stati per alcuni mesi la prima Banca a livello Nazionale come estensione territoriale. Operiamo infatti in 3 regioni (Campania, Basilicata e Calabria), 4 province e 108 comuni, con 23 sportelli e 150 dipendenti: la nostra area di competenza coincide con il territorio della Grande Lucania dell’epoca Romana. Dopo alcuni mesi il primato per estensione interregionale ci è stato tolto dalla BCC di Roma, che a sua volta ha effettuato una nuova aggregazione, ma restiamo la seconda Banca in Italia da questo punto di vista. Una grande soddisfazione per noi, ma non ci fermiamo qui. Senza anticipare troppo, posso confermare che è in corso un dialogo costruttivo con una nostra consorella, e già a fine anno forse potremo dare ai nostri soci un’altra bella notizia, diventando ancora più grandi e superando i 30 sportelli. Noi ce la stiamo mettendo tutta per poterlo fare. Considerando l’attuale riforma del credito cooperativo, la vostra banca con quale cordata ha deciso di fondersi, ICCREA o Fondazione Trentino? Cosa comporterebbe questa fusione? Come tutte le BCC anche noi dovevamo effettuare questa scelta, e come CDA abbiamo proposto all’Assemblea dei Soci dello scorso 25 marzo di aderire al Gruppo ICCREA. Ne abbiamo spiegato i motivi ai nostri soci: prima di tutto ICCREA è una società che esiste da anni, più strutturata, con una sua forza economica. È una società che possiede già tutte le caratteristiche utili per poter operare nel modo migliore, a differenza della Fondazione Trentino che non è strutturata né economicamente né come società, e devono creare queste condizioni ex novo. Una Banca non si può certo fermare in attesa che la capogruppo determini le condizioni per poter operare. Tra l’altro la nostra visione è diversa da quella di Cassa Centrale, e quindi era molto più semplice e naturale il “matrimonio” con ICCREA, con cui lavoriamo già da anni. L’assemblea dei soci ha approvato all’unanimità la proposta del CDA, scaturita da una scelta ponderata e responsabile: abbiamo preferito il certo all’incerto. Per la formazione e l’aggiornamento antiriciclaggio della vostra rete avete fatto affidamento sulla ESB. Come e per quale motivo la scelta è ricaduta sulla nostra business school? La Banca del Cilento, per sua vocazione, è stata sempre molto determinata nel pretendere adeguata formazione per i propri dipendenti. A questo scopo da sempre mettiamo a disposizione uno staff per la formazione, con l’obiettivo di rendere i nostri ragazzi sempre più preparati e capaci di rispondere alle esigenze di un mercato che è in continua evoluzione: chi non si aggiorna non ha nessuna possibilità di crescita. Quindi la formazione è una scelta strategica fatta dalla nostra Banca. Per quanto riguarda in particolare la formazione antiriciclaggio, con la European School of Banking Management dopo i primi contatti ci siamo incontrati e seduti a un tavolo per conoscerci meglio. Ci siamo fatti spiegare cosa intendono per formazione e come portano avanti i relativi programmi formativi e ne abbiamo quindi constatato la preparazione, la professionalità e la valenza a livello nazionale. Si sono dimostrati sempre vicini e pronti a sostenerci, e per noi è stato un grosso motivo di orgoglio poter affidare a loro la formazione dei nostri dipendenti. Alcuni dei nostri manager che operano nei controlli interni hanno seguito con la Scuola il percorso più avanzato sull’antiriciclaggio e raggiunto il massimo livello di certificazione: siamo quindi più che soddisfatti della nostra scelta.
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Marco Figus – Studente del Master in Risk Management

Marco Figus, studente della European School of Banking Management, racconta la sua esperienza con il master in Risk Management che ha potuto seguire grazie al finanziamento del bando “Torno Subito” della Regione Lazio. Perché ha deciso di fare il master in RISK MANAGEMENT? Il mio interesse per il settore Risk è stata la motivazione principale che mi ha spinto a scegliere questo Master. È un ambito che ho avuto modo di conoscere in modo basilare durante il mio percorso universitario con un esame sui modelli di gestione dei rischi. Questo Master mi ha permesso di studiare ed approfondire tali tematiche in un ottica di futura spendibilità in ambito professionale. Ha usufruito di finanziamenti o fondi per la partecipazione al Master? Ho potuto frequentare il Master grazie al bando “Torno Subito” che ha finanziato la mia formazione coprendo totalmente sia il costo del percorso formativo sia le spese di trasferimento per tutta la fase d’aula. Un altro grande vantaggio è stato poter presentare un progetto proprio sul settore di mio interesse, nell’area del Risk Management e, a conclusione del Master, poter svolgere un periodo di stage che mi consentirà di mettere in pratica le conoscenze e competenze acquisite in aula. Com’è venuto a conoscenza della European School of Banking Management e perché l’ha scelta per la sua formazione? Ho conosciuto la European School of Banking Management attraverso una ricerca in rete inserendo nel motore di ricerca le parole chiave Master in Risk Management. È stata la prima scelta ad attrarre la mia attenzione, in seguito confermata dalla consultazione del sito web della Scuola e dallo studio del programma del Master che mi è sembrato da subito completo e perfettamente in linea con i miei interessi. Qual è la sua opinione della fase d’aula in merito alla organizzazione, alla metodologia didattica, alle competenze dei docenti, all’interazione e alle esercitazioni? Il mio giudizio è sicuramente positivo. Ho potuto incontrare a lezione docenti molto competenti e preparati e confrontarmi con i colleghi di classe attraverso attività di gruppo nelle quali avevamo la possibilità di mettere in pratica le conoscenze acquisite durante le lezioni. Inoltre, mi ha positivamente impressionato il fatto che, durante tutta la parte di specializzazione, ho avuto come colleghi di banco quadri e dirigenti che già operano nel mondo bancario. Il materiale didattico proiettato in aula era accessibile su piattaforma e-learning con dispense e test di verifica e di apprendimento. In che misura ritiene che il master influenzerà la sua carriera professionale? Con la formazione raggiunta attraverso il Master e il conseguimento del titolo avrò la possibilità di arricchire il mio curriculum e presentarmi alle aziende maggiormente preparato, con l’auspicio di inserirmi nel settore al quale ambisco, quello del Risk Management.

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